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Una con un diamante in fondo al cuore, così in fondo da non poter fare a meno di cercare ovunque la bellezza. Quella che permette di salvare il mondo, se sappiamo avere sogni e vogliamo credere in noi stessi.
Con la realtà ho un rapporto letterario: dimostro di avere tutti i difetti di Hermione Granger tranne i denti grossi, una propensione agli incarichi che attirano antipatie e rendono difficile la vita degna di Frodo Baggins, l’attitudine del signor Pekisch per i progetti bizzarri, qualche lavoretto alla Benjamin Malussène, ogni tanto ho crisi d'identità stile Alice (nel paese delle meraviglie) e … credo che continuerò questa lista a lungo in futuro, visto che in ogni libro che ho letto ho trovato qualcosa di me.
wilcoyote in Requiem doppio
utente anonimo in Alice allo specchio
wilcoyote in Alice allo specchio
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riuriuchiu in Alice allo specchio
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REGALINO DEL GIORNO
(ovvero, dacci oggi il nostro software quotidiano)
visitato *loading* volte
Dai dialoghi in famiglia:
Elmo: "adesso con il pongo verde faccio tante bricioline, così poi arriva il nonno, non capisce cosa sono e dice <uh, cosa c'è ?> e non capisce, perchè non lo sa, e mi chiede <sono spinaci?>"
Mamma: "ahaaahaaaa! tenendosi la pancia dal ridere"
Elmo: "MA MAMMA, ERA UNA BATTUTA!"
Mamma: "appunto, tesoro. Sei un fine umorista!"
L'assessorato alla cultura del comune di Pontevico (BS) presenta la mostra fotografica
"Avendo deciso di non essere indifferente, ho scartato la via dell'odio, mi resta quella dell'amore."
(Wilcoyote)
L'indifferenza è la via più facile, ma non fa per noi, che scocchiamo frecce, incassiamo colpi bassi, ci ostiniamo a comportamenti bollati come masochisti, coltiviamo ove possibile la gioia.
Tutto questo in nome del dare qualcosa.
Cosa vogliamo dare cerchiamo di chiarircelo di giorno in giorno e non sempre ne siamo così certi.
L'unica cosa che è davvero sicura è che qualunque sia la nostra maschera (giullare, cattedratico, strizzacervelli, poeta, musico, politicante, innamorato, madre o padre) il nostro istinto è sempre quello del dono.
"Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare." (Ivano Fossati, su segnalazione di Martinweb)
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore..
Molti di questi valori non ho conosciuto.
ERRI DE LUCA (da “Opere sull'acqua e altre poesie”, Einaudi, To, 2002)

Questa volta, sono debitrice della citazione a Martinweb: grazie!
“Dove ogni uccello osa andare,
e api giocano senza timore,
ogni straniero, prima di varcare la soglia,
deve da sé allontanare le lacrime”
(Emily Dickinson)
Ringrazio ufficialmente Burobakai per il suggerimento
"L'uomo è uno e nessuno.
Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l'impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili."
Giorgio Faletti esordisce così...
(questo non è il post serio che avevo promesso ad alcuni: abbiate pazienza, arriverà. Oggi ho bisogno di questo, scusate. Forse sarà l'inizio di un racconto o di un romanzo, forse il solito abbozzo destinato all'abbandono, chissà)
Isa da giorni fissava periodicamente l'orizzonte fuori dalla finestra. Il suo sguardo, paralizzato, restava così anche per oltre mezz'ora e ogni lavoro restava in sospeso, ogni pensiero interrotto, ogni gioia dimenticata.
Non capiva perchè la malinconia l'avesse assalita, d'improvviso, in una mattina neanche troppo uggiosa, per chi è abituato a vivere nella pianura padana. Le erano piombati addosso, tutti insieme, gli errori, le incongruenze, le solitudini, i malumori di una vita. Non c'era una reale spiegazione alla sua voglia di piangere. Stava bene, fino al giorno prima; stava cominciando ad assaporare il silenzio, le parole altrui, la vita intorno. E ora, questo improvviso ingorgo dentro. Come una coda in tangenziale, bisognava aspettare che si risolvesse.
Altrettanto improvvisa, la voglia di un caffè, di una barretta di cioccolato. Il pensiero di qualche parola azzeccata: quelle di un amico saggio e quelle di chi non ne ha mai detta una giusta, salvo una volta che ci ha preso. "In bocca al lupo"!
E sai che faccio? Si è detta Isa: me lo mangio, il lupo!
Ora è lì che ride da sola, perchè le è venuto da pensare che per mangiarsi il lupo bisogna prima catturarlo.
Le è venuta in mente una favola che aveva visto da bambina, rappresentata in un teatrino di marionette: una variante dei tre porcellini, in cui alla fine il lupo veniva attirato con l'inganno in un pentolone e bollito per benino.
Il lupo non c'è più ora: bollito nel pentolone di un ricordo d'infanzia. Le strade della mente sono sgombre, per far tornare a correre i pensieri.
Non resta che divorare, zampa dopo zampa, ossicino dopo ossicino, tutti gli errori, le incongruenze, le solitudini, i malumori.
Mhhhmmm! Croccante e saporito, chi l'avrebbe mai detto? ;-)
Stamattina, seduta sul ciglio di un sentiero di campagna, i piedi in un campo appena seminato, guardavo i colori del mondo. I soliti azzurri e verdi della nostra pianura, e le sfumature di fresco bucato dei panni stesi in una casa in fondo al campo, tutto da fuori entrava dentro di me. Sto lasciando entrare molto in me, ultimamente. Tante cose che da tempo lasciavo fuori.

BeatadiLuna, nel commentare uno dei miei ultimi post, mi ha scritto
"Ma cos'è, per te la cultura?
Un insieme di nozioni, conoscenze, pezzi d'arte da esporre... o un comune sentire, un'emozione, un sostrato di credenze valori ed idee, nelle loro mille variabili rappresentazioni?"
Ci ho pensato molto in questi giorni, perchè è difficile trovare una definizione univoca per qualcosa che ho sempre coltivato in mille aspetti e forme diverse, in un ventaglio ampio di discipline e iniziative, nella babele dell'informazione contemporanea.
Ho concluso che una mia definizione potrebbe suonare così: per me cultura è tutto ciò che può dare un'impronta positiva alla vita, declinato, ove possibile, nei suoi aspetti meno banali e meno soggettivi.
In fondo, quando dico che mi impegno per la cultura, penso di farlo perchè devo trasmettere agli altri qualcosa che ha valenza positiva, che aiuta a riscoprire radici e/o a costruire il futuro consapevolmente.
Il che non significa cancellare ciò che è negativo, ciò che ci sembra retrogrado con un atto d'autorità.
Significa comprenderne le ragioni profonde per attuarne il superamento critico.
Per me cultura è non spegnere il cervello, ma lasciarlo permeabile alle suggestioni del nostro mondo, del nostro passato e degli altri mondi e dei passati altrui.