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Una con un diamante in fondo al cuore, così in fondo da non poter fare a meno di cercare ovunque la bellezza. Quella che permette di salvare il mondo, se sappiamo avere sogni e vogliamo credere in noi stessi.
Con la realtà ho un rapporto letterario: dimostro di avere tutti i difetti di Hermione Granger tranne i denti grossi, una propensione agli incarichi che attirano antipatie e rendono difficile la vita degna di Frodo Baggins, l’attitudine del signor Pekisch per i progetti bizzarri, qualche lavoretto alla Benjamin Malussène, ogni tanto ho crisi d'identità stile Alice (nel paese delle meraviglie) e … credo che continuerò questa lista a lungo in futuro, visto che in ogni libro che ho letto ho trovato qualcosa di me.
wilcoyote in Requiem doppio
utente anonimo in Alice allo specchio
wilcoyote in Alice allo specchio
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riuriuchiu in Alice allo specchio
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REGALINO DEL GIORNO
(ovvero, dacci oggi il nostro software quotidiano)
visitato *loading* volte
Perchè se ho solo un quarto d'ora per imbastire una cena non si scongelano neanche a piangerci sopra, mentre se intanto che torno a casa con la borsa ermetica supersigillata termoisolante incontro un'amica e mi fermo a scambiare quattro chiacchiere quando li estraggo dalla borsa le confezioni sembrano già rammollite?

Dev'essere colpa di qualche legge fisica... di Murphy!
Vignetta beccata in rete, intitolata "getting a password".
Dedicata a tutti quelli che, in cuor loro, e magari anche per motivi opposti, vorrebbero partecipare all'organizzazione del seminario di studi: ""Oltre le
intranet e i portali: l'utilizzo del randello di rovere"....
(chi non capisce la battuta vada a spulciare in minimazione )
Dedicata a chi si sente sfruttato perchè lavora in un settore ( o magari in due o più) in cui nessuno capisce la complessità e la serietà del lavoro che sta facendo e si aspetta soluzioni immediate ed elementari senza capire che le esigenze in gioco non sono solo le sue.
Dedicata alla rete e queste macchine senza cuore, che ci insegnano la diffidenza, l'orgoglio, la segretezza, la simulazione. Ma che ci donano anche: la condivisione, il superamento delle distanze e delle barriere, la possibilità di confrontarsi, la necessità di un atteggiamento aperto, la rinuncia al dogmatismo e alle conclusioni definitive, immensi archivi del sapere, il gusto della sfida continua con problemi da risolvere, la possibilità di offrire alternative a una disabilità, nuovi modi per fare e per creare.
Da ragazza, ricordo, oltre a sani momenti di divertimento, serate in compagnia inutili e frustranti. Io, che non ho mai amato perdere la testa, ma ho sempre avuto la passione per guardare e analizzare tutto intorno a me, quando gli altri si ubriacavano pensavo sempre che c'era di meglio da fare. A cosa pensavo?
- a scrivere, suonare, disegnare... volevo coltivare in santa pace la mia creatività (eppure in quella casa, esasperatamente silenziosa, era tanto difficile sentirsi vivi abbastanza da creare qualcosa)
- a fare qualcosa per gli altri, ma in quella casa, in mezzo alla campagna, c' era la paura del buio e della nebbia da sola in macchina, come fare volontariato solo di giorno e d'estate? Eppure un piccolo contributo per combattere l'infelicità, forse...
- a fare sport, gettare per un giorno i libri in un angolo e spararsi tennis, bicicletta, pallavolo. (e quanto litigare, con chi pensava che lavare i panni e stenderli sarebbe stata una migliore ginnastica!)
- al modo di farmi regalare un computer, a quello che avrei voluto fare con quell'oggetto del desiderio, troppo spesso bollato in casa come un arnese da maschio, non adatto a una ragazza che aveva intrapreso studi umanistici
- a un ippogrifo, che mi portasse via da tutto e da tutti: era la metafora di un grande amore, per quanto possa sembrare ridicolo. Non ho mai creduto al principe azzurro, ma ho sempre pensato ad un essere abbastanza eterogeneo e imprevedibile che potesse conquistarmi e portarmi sulla luna a ripescare tutto quello che avevo perso. Un essere predatore e da cavalcare... Chissà Freud cosa ci tirerebbe fuori!
La lista delle cose di meglio da fare, oggi, si è allungata ancora di più. Quei primi punti di gioventù sono entrati a far parte della mia vita, si mescolano al programma di ogni giorno nei modi più impensati e sotterranei, sono l'ossatura delle mie attività , i miei diritti e i miei doveri, anche se a volte sono così cambiati da diventare quasi irriconoscibili. Ma alla radice, io li ritrovo ancora. Sempre loro.
In fondo, senza l'obiettivo di quei "di meglio da fare" non sarei quella che sono. Non avrei combattuto nessuna lotta per essere forte e indipendente.
Ed è importante che la lista continui.
sembra incredibile, ma oggi ho troppe idee per scrivere...
tante, ingarbugliate, confuse
e un sonno... una pigrizia...
adesso me ne vado in cucina e vedo se tra i fornelli la mia creatività riesce a concentrarsi e ad essere produttiva.
L'ingrediente principale sarà...
"Le parole sono soffi dell'anima dinanzi all'ignoto per definirlo e non averne paura"
Roberto Vecchioni
Di seguito, le scuse più spesso accampate da Elmo:
1. Stanotte ho tossito troppo.
2. La scuola è chiusa perchè la stanno ristrutturando.
3. Sto a casa a curarti perchè non stai bene e io devo fare il dottore.
4. Le maestre non ci sono perchè vanno dal dottore. (che all'inizio dell'inverno ha la variante "perchè nevica")
5. Oggi vado a lavorare a Milano con il papà.
6. Oggi è domenica. (ovviamente, affermato in qualunque giorno a caso tra lunedì e venerdì)
7. Mi sembra di avere un po' di allergia.
8. Il nonno ha detto che vado a casa sua a giocare.
Io la censura non la capisco.
Non la capisco, perchè secondo me, se c'è qualcosa che va abolito, è ciò che offende l'intelligenza, l'autostima e la sensibilità delle persone.
Se leggo questo articolo del corriere, invece, mi sembra che la censura venga esercitata con la matita rossa e blu, come le correzioni linguistiche in una prova scritta di italiano. "Ah, hai detto in tv: *merdacazzoculo* . Eh, beh, censura, offensivo, scandaloso!!!"
Onestamente, io non ho mai trovato offensivi i Griffin, tanto che non avevo problemi neanche a vederli con mio figlio che girava per casa. Certo, una bella satira della società che vive alla giornata e del potere che si disinteressa dei cittadini. Spesso infarcita di un turpiloquio magari evitabile, lo ammetto. Però...
A vedere il grande fratello, l'isola dei famosi, molti film - di ogni genere - e serie poliziesche infarcite di violenza e stravolgimento dei valori o prive di qualsiasi valore intrinseco, ecco, a vedere quelli sì che ho dei problemi.
Il wrestling mi sembra un insulto alla materia grigia e ai coetanei di mio figlio piace da morire...
A vedere donnine magrissime che sfilano in passerella osannate come bellezze stratosferiche se avessi figlie femmine qualche problema me lo farei.
A guardare dei telegiornali che sono sempre più cronaca (spesso nera o peggio ancora futile e mondana) e sempre meno attualità e riflessione sul mondo mi viene davvero da indignarmi.
Insomma, secondo me i programmi che fanno male alla società e che andrebbero aboliti o multati sono ben altri.
E purtroppo mi viene anche il sospetto che si condannino le trasmissioni che stimolano il senso critico, e che le parolacce siano solo un pretesto... (non avevano trovato le stesse scuse anche per sospendere raiot?)
C'erano una mezza mamma e una mammemmezza, che sarei io. Le
altre, tutte bimamme.
Voi vi chiederete: ma cosa si dice in un tale raduno?
Bene, i primi pensieri e i primi discorsi sono, ovviamente, NANOTEMATICI. (non me ne
voglia nonsolomamma se mi impadronisco così del suo concetto di nano!) E, secondo
me, sono anche i discorsi più belli. Ma forse sono una fanatica della maternità in
questo periodo! 

Poi, quando l'ambiente si scalda, eccoli riaffiorare, i banali, insignificanti anni
ottanta e novanta. Nel ricordo delle manicone a pipistrello, dei jeans a vita
ultra-alta, della permanentona, di quando ci dibattevamo tra paninari e metallari
alla ricerca di una nostra identità. E l'epoca del karaoke e delle serate di
esibizioni strazianti di qualunque ugola. Erano anni schifosi, secondo me. Eppure
erano la nostra gioventù, e qualcuna è uscita fuori così: però erano anni allegri,
adesso si parla sempre di problemi. 
A parte il fatto che magari io sono un caso particolare e in quegli anni tutto mi
sentivo fuorchè allegra, ma a me è sembrato tanto il discorso di mia nonna, quando
diceva che quando lei aveva diciotto anni si era tanto poveri, ma felici. Io ho
sempre pensato che la presunta felicità fosse solo il mantello di cui la maturità
riveste la propria gioventù. 
E poi, la nota finale
tristissima: ma che diritto ha una madre 60enne di buttar via
il chiodo che la figlia trentacinquenne indossava quando aveva diciotto anni? (è successo a una delle mie amiche)
Eppure anch'io i miei diari dei 18anni li ho salvati per un pelo dal saccone della
raccolta carta di un ente benefico, dove mia mamma stava per buttarli con la scusa che non li leggo più...
Perchè dobbiamo lottare per salvare, di quel passato, le sole cose che ci appartengono veramente?
"Il nonno Ico un giorno è uscito senza cappello che c'era tanto vento e gli ha portato via un po' di capelli sopra la testa. Adesso deve stare attento, perchè magari se torna il vento glieli porta via anche qui (indicando la nuca)"
Oggi voglio citare alcuni passi di
FRANCESCA RAIMONDI
"FARFALLE SENZA ALI"
Collana medico-psico-pedagogica diretta da G.Bollea
Armando Editore
ISBN 978-88-6081-036-6
Euro 10,00
"Ero all'inizio del secondo anno di università, facoltà di Psicologia, e mi ero proposta come asistente volontaria in una scuola elementare speciale per bambini con gravi ritardi dello sviluppo, in un centro di riabilitazione non molto distante da casa mia, presso il quale avrei iniziato anche il tirocinio" (pag. 11)
"Invece di entrare in RTC, Alessandro deviò, percorrendo il perimetro esterno del centro. <<Sei arrabbiato?>><<Sì, ho voglia di picchiare>><<Non me, spero!>>dissi, credendo che scherzasse. Invece, arrivati vicino al secondo blocco di edifici, che ospitavano la piscina, lui mi prese per i polsi e mi bloccò. <<Vuoi fare la lotta? Va bene, dai, vediamo se riesci a mettermi in ginocchio!>><<Non voglio giocare. Posso farti male se lo voglio, lo sai?>>. Lo guardai negli occhi, stupita e un po' in ansia, chiedendomi che intenzioni avesse. Parlava sul serio?
Sembrava di sì. Mi girò i polsi all'indietro e mi spinse contro il muro. <<Ale, mi stai facendo male, smettila!>>. Il suo viso aveva assunto un'espressione che non gli avevo mai visto, aveva lo sguardo scuro e gli occhi che brillavano di rabbia. Avevo paura.
Alessandro non mi aveva mai fatto paura. Sapevo che dentro di lui aveva rancore e sofferenza, che sarebbero potuti esplodere, ma ero anche convinta che non mi avrebbe mai fatto male volontariamente. O no? In quel momento ne dubitavo.
Ad un tratto mi lasciò andare e assunse un'aria delusa: <<Intanto lo so che non sai difenderti>>.
<<Tu sei una fallita - sentenziò mentre camminavamo - Non vali niente. Quando sei nata tua mamma non ti voleva ed è rimasta delusa di te. Invece mia mamma... Lei sì che mi vuole bene! Ci tiene a me. Tu sei sola e senza nessuno che ti vuole>>.
Stava forse parlando di se stesso?" (pag. 65)
"Lo faccio perchè mi piace. Eh, sì, in realtà sono egoista... Quasi quasi non lo faccio per loro, ma per me, perchè è il mio modo per essere felice.
Questi bambini, queste persone, danno a me molto di più di quanto io dia a loro, vorrei che fosse il contrario, molto spesso non lo è.
Loro mi insegnano ad essere felice, a gioire delle piccole cose, a voler bene senza pretendere niente in cambio, ad essere paziente e tollerante. A sorridere." (pag. 9)
Considero Francesca l'esempio vivente nella mia vita che, quando due persone sensibili si conoscono, istantaneamente condividono passioni presenti e future e questa condivisione continua anche se le loro strade nella vita si separano. Così è, tra noi, per la poesia, la musica, il desiderio di stabilire un rapporto con l'umanità che c'è negli altri, anche nei più deboli.
Per questo devo un tributo al suo ultimo libro, frutto di passione e di riflessione, che con una semplicità disarmante racconta storie che molti, forse, faticano a capire.
Preziosa testimonianza di vita e per la vita.
Grazie, Francesca. In bocca al lupo.