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Una con un diamante in fondo al cuore, così in fondo da non poter fare a meno di cercare ovunque la bellezza. Quella che permette di salvare il mondo, se sappiamo avere sogni e vogliamo credere in noi stessi.
Con la realtà ho un rapporto letterario: dimostro di avere tutti i difetti di Hermione Granger tranne i denti grossi, una propensione agli incarichi che attirano antipatie e rendono difficile la vita degna di Frodo Baggins, l’attitudine del signor Pekisch per i progetti bizzarri, qualche lavoretto alla Benjamin Malussène, ogni tanto ho crisi d'identità stile Alice (nel paese delle meraviglie) e … credo che continuerò questa lista a lungo in futuro, visto che in ogni libro che ho letto ho trovato qualcosa di me.
wilcoyote in Requiem doppio
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wilcoyote in Alice allo specchio
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riuriuchiu in Alice allo specchio
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REGALINO DEL GIORNO
(ovvero, dacci oggi il nostro software quotidiano)
visitato *loading* volte
... con un pizzico di nostalgia per quel che ho dovuto tagliare in quest'anno...
Non è forse la migliore interpretazione disponibile in rete, ma è la prima dignitosa che ho trovato dopo molti filmati che erano molto simili a quello della recita di Elmo (che vi risparmio perchè ho pietà delle vostre risorse per il download)
Ho cambiato colore di capelli da settembre 2005.
Oggi mio padre viene a casa mia (abbiamo passato insieme il natale, santo stefano e tante altre giornate prima, non è che non ci vediamo da anni) e mi dice:
"Oh come sei bionda. Ma da quand'è che non hai più il tuo colore?"
"Un sito web è un <<GENERATORE DI DIALOGHI>>"
(Di Blas e Paolini, 2001)
(iniziato alle 23,53 del 24 dicembre, il post verrà scritto simbolicamente a cavallo della mezzanotte della notte di Natale, anche se, sicuramente, l'ora di pubblicazione scritta in automatico sarà sballata, come giustamente mi ha fatto notare il precisissimo amico Runa, che ha sempre un occhio di riguardo per i numeri)
...in terra agli uomini di buona volontà,
...a quelli che sono costretti a lavorare tanto che non resta loro tempo per pensare,
...a quelli che sanno dedicare tempo ai giovani e ai bambini,
...a quelli che difendono con le loro idee i diritti degli esseri umani,
...a quelli che riescono a farlo anche con le opere oltre che con le parole,
...a chi porta avanti la sua vita nel silenzio e nella tristezza, ma senza rinunciare al sorriso,
...a chi ora sta sull'ambulanza che sento suonare lontana, alle 23,58 della notte di Natale per soccorrere qualcuno,
...a chi soffre dentro e fuori da ambulanze e ospedali, dentro e fuori di sè,
...a chi si è sentito sempre solo contro il mondo e pensa che questo nè altri Natali gli doneranno mai qualcosa,
...a quelli che credono in Cristo, in altre divinità e profeti, in nessuno, in se stessi, in nulla o in tutto, ma, qualunque sia la loro posizione, la sanno mantenere senza intolleranza e superbia,
...a chi non sa più cosa pensare e si chiede se nasce, se è nato e come e perchè, ma non dimentica gli entusiasmi da bambino e non riesce a guardare a questa notte come a tutte le altre dell'anno,
...a chi è bambino e si è addormentato nella fremente attesa di un dono e di un Gesù Bambino da collocare nel presepe,
...a chi è vecchio e ricorda ad uno ad uno i Natali della sua vita,
...a chi ha nel grembo una nuova vita per la quale sogna tanti Natali felici,
...a chi guarda i suoi cuccioli sereni nel cuore della notte, mentre di nascosto tira fuori dal nascondiglio i regali per loro,
...a quelli che sanno ancora guardare ai figli come a una ricchezza e non come a una spesa,
...a chi ha scoperto che negli anni si stagiona il vero amore, a dispetto di ogni umana debolezza,
...a chi insegue un amore che non c'è più ma lascerà con la sua assenza lo spazio per una nuova crescita,
...a chi non sa ancora cos'è l'amore , ma ha tanta voglia di capirlo,
...a quelli che lavorano incessantemente su se stessi, perchè credono nella capacità di migliorarsi,
...a quelli che insegnano insegnando e a quelli che insegnano imparando,
...agli amici vicini e lontani che sono la vera forza nella vita di ognuno,
CHE LA PACE SIA CON TUTTI VOI!
Gli racconto: "Più del giorno ti stupirà la notte. E' un grande grembo stracarico di luci. Nelle sere d'estate qualcuna si stacca e viene vicino, fischiando. In mezzo a loro passa una via bianca, un siero di latte, quando lo vedrai vorrai succhiarlo. Pensa che io sono una di quelle luci e intorno a me c'è un ammasso di altre. Così è la notte, una folla di madri illuminate, che si chiamano stelle: di tutte loro, solo io la tua. A guardarle fanno spalancare gli occhi e allargare il respiro. Ma tu non sai ancora cosa è, il respiro. E' questo su e giù del petto che ti dondola".
(ERRI DE LUCA, IN NOME DELLA MADRE)

(di nuovo grazie a chi me l'ha regalato...)
Cibo e parole
ad un tavolo in tre
scaldano l'anima.
Grazie agli amici che mi regalano momenti come questi!
Siccome mi chiedono in molti l'origine del mio nick e ora siamo proprio nel periodo dell'anno giusto... Ripeto ancora il testo del canto natalizio spagnolo del XVI secolo, tramandatoci dall' unico esemplare superstite del Canzoniere di Upsala (stampato però in Italia alla metà del 1556) al quale devo il mio nick: Riu, riu chiu, la guarda ribera, Chorus: El lobo rabioso la quiso morder, Chorus Este qu'es nascido es el gran monarca, Chorus Yo vi mil Garzones que andavan cantando,
Dios guardo el lobo de nuestra cordera.
Riu, riu chiu, la guarda ribera,
Dios guardo el lobo de nuestra cordera.
mas Dios poderoso la supo defender;
Quisole hazer que no pudiesse pecar,
ni aun original esta Virgen no tuviera.
Cristo patriarca de carne vestido;
Hanos redimido con se hazer chiquito,
aunqu'era infinito, finito se hizera.
por aqui bolando, haciendo mil sones,
diziendo a gascones Gloria sea en el cielo,
y paz en el suelo qu¹es Jesus nascieta.
( o a Gesù Bambino, non ho ancora deciso; o forse a tutti e due, così non facciamo torti nè alla tradizione nè alla globalizzazione)
Gentilissimo personaggio, che in questa stagione subisci il tormento di richieste insistenti e accumulate da parte di tutti gli umani, ma non ti viene mai voglia di mandarci tutti al diavolo?
A me sembra che chiedere, in questo modo pieno zeppo di cose da fare e disfare, ancora qualcosa, sia proprio un nonsenso... E tu ci accontenti e ci porti oggetti e vanità e ammucchiamo nelle nostre case altre cose da fare e disfare. Magari, poi, ci guardi da lassù, e ci trovi tutti sciocchi. E ce lo meritiamo, nella nostra frenesia e incapacità di andare al fondo delle cose.
Io non ti chiedo nulla, ti scrivo solo per dirti che ci sono tante cose di cui potremmo fare a meno. Lo faccio affinchè tu non pensi, che qui, sulla terra, ci siano solo persone che si lasciano sommergere e continuano a chiedere.
Un po' di anni fa, un cantautore che ammiro molto ha scritto il suo addio alle vanità. Lo cito e ne condivido le idee, dedicandolo a te, costretto dalla tradizione ad accontentare i capricci degli umani.
Nell'anno '99 di nostra vita
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d'altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,
io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...
E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l'umiltà...
Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato,
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,
io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...
Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia
e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d'imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l'unica fede il cui sperare...
Nell'anno '99 di nostra vita
io, giullare da niente, ma indignato,
anch'io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile...
mio amico...
"Papà, mi devo LAVARE la barba"
Si sa, i filosofi devono avere la barba!
Pensieri che attraversano la mia mente mentre gli occhi scorrono sui cubetti di porfido disposti a ventaglio di una via del centro.
Casuale rincorrere l'ombra che cambia a ogni lampione e gira, con passo da meridiana calibrato sul mio incedere un po' goffo.
Le luci di NATALE non arrivano in questi vicoli a senso unico, come non arriva la serenità tra i cuori che si chiudono al mondo.
Poi, dalla chiesa di San Giovanni, un coro non più giovane e poco calibrato nel suono mi ricorda cosa vivevo a sedici anni, in una chiesetta di campagna senza riscaldamento, con un sacerdote che era la vulgata vivente dei campi, un organetto dai mantici spompati che mi costringeva a pedalare come Coppi mentre suonavo e cantavo, circondata da stonature, buonismi, superficialità e tanta buona volontà di persone semplici.
Di chi lavava le tovaglie, di chi cantava come poteva, di qualche ragazzina che veniva solo per vedere il più bello dei chierichetti, che era alto più del prete anche quando si inginocchiava.
Di quella più debole di tutte che è sempre rimasta al mio fianco oltre ogni gratificazione o sconfitta, perchè per lei natale, pasqua o funerale che fosse essere insieme era ragione di vita.
Si era lì imbacuccati come al polo nord, e solo noi, che cantavamo con la sciarpa e suonavamo coi guanti, pensavamo di essere i veri depositari della profonda verità di quel verso del canto di natale che dice "al freeeddo e al geeelo".
In una via del centro, passando davanti a una chiesa diversa, non sono gli addobbi che mi ricordano il NATALE, ma le voci stonate che cantano gli stessi sentimenti e la stessa liturgia di sempre davanti al mistero.

(MAIUSCOLE E MINUSCOLE NON SONO CASUALI)