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Una con un diamante in fondo al cuore, così in fondo da non poter fare a meno di cercare ovunque la bellezza. Quella che permette di salvare il mondo, se sappiamo avere sogni e vogliamo credere in noi stessi.
Con la realtà ho un rapporto letterario: dimostro di avere tutti i difetti di Hermione Granger tranne i denti grossi, una propensione agli incarichi che attirano antipatie e rendono difficile la vita degna di Frodo Baggins, l’attitudine del signor Pekisch per i progetti bizzarri, qualche lavoretto alla Benjamin Malussène, ogni tanto ho crisi d'identità stile Alice (nel paese delle meraviglie) e … credo che continuerò questa lista a lungo in futuro, visto che in ogni libro che ho letto ho trovato qualcosa di me.
wilcoyote in Requiem doppio
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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
REGALINO DEL GIORNO
(ovvero, dacci oggi il nostro software quotidiano)
visitato *loading* volte
Pubblico il testo di una petizione dell'anitel (associazione nazionale insegnanti tutor e-learning).
Per saperne di più e per firmarla andate al sito dell'associazione.
Alla luce delle recenti denunce dalla Siae a siti didattici e culturali non profit per l'utilizzo di immagini digitali di pittori protette dai diritti d'autore, con richiesta di ingenti somme pecuniarie, esprimiamo all'opinione pubblica le nostre preoccupazioni di educatori e formatori.
La Siae infatti, applicando "alla lettera" una legge le cui origini risalgono all'anteguerra (legge del 22/4/1941, n. 633 e successivamente adeguata con la legge 22 maggio 2004, n. 128) e non individuando alcuna differenza tra uso didattico-formativo-istituzionale e uso commerciale, pretende il pagamento di diritti d'autore su opere protette. In particolare essa sostiene che l'utilizzazione, anche parziale, di un'opera costituisce lesione del diritto morale dell'autore e che la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli stessi.
Ecco solo alcune delle innumerevoli conseguenze dirette che si verificano rispettando la norma:
1- qualsiasi sito scolastico o blog didattico che utilizza per puro scopo didattico file sonori, immagini protette, citazioni d'autore, rischia ingenti sanzioni e quindi la chiusura immediata
2- le rappresentazioni teatrali, i saggi di fine anno caratterizzati da sottofondi musicali alla presenza di pubblico o dei genitori sono insostenibili dal punto di vista economico
3- la realizzazione di cd rom didattici e la creazione di ipertesti sono estremamente costose
4- la libertà didattica e le specifiche competenze professionali degli insegnanti ne risultano condizionate
Questo comportamento limita fortemente la funzione formativa della Scuola e la libertà didattica degli insegnanti!
Chiediamo quindi al Ministero della Giustizia, al Ministero della Pubblica Istruzione, al Ministero dei Beni Culturali che la Scuola, nell'ambito della propria e specifica funzione educativa, formativa e didattica, sia esentata dal COPYRIGHT in situazioni non profit e che gli insegnanti vengano equiparati alle categorie che possono beneficiare gratuitamente di opere artistiche nel contesto professionale, senza fini di lucro. Chiediamo inoltre che le richieste vengano estese a produttori di cultura off /on line a livello gratuito e che operano nello spirito del Cooperative Learning, quali associazioni e community non profit.
La sottoscrizione è iniziata il 28 Gennaio 2007
la domanda formulata da intrattabile nel suo commento merita un post a sè.
Il nostro amico ce l'ha buttata lì, con il suo spirito sprezzante e antiretorico, con il suo sospetto che ci siano vittime di serie B delle quali non si ricorda nulla.
Qualcuno potrebbe sentirsi offeso dalla sua franchezza.
Eppure, se ci pensiamo bene, è giusto porsi anche questo genere di domande, a costo di sembrare cinici che calpestano i diritti di milioni di morti.
In fondo questa domanda se la poneva anche Primo Levi, sai, intrattabile?
Solo che lui, per ovvi motivi personali, si trovava a farla precedere da altre due domande:
1) perchè io mi sono salvato?
2) forse per trasmettere ad altri la memoria di quanto è accaduto?
E poi, si è chiesto tante volte anche lui "perchè ricordare?"; perchè cercare di trasmettere un messaggio a chi vuole rimuovere, perchè rinnovare il dolore in chi ricordava anche troppo...
Ha cercato di darsi la risposta scrivendo, Primo Levi, ma forse non è mai riuscito a convincersi del tutto, se, come si sospetta, la morte nella tromba delle scale della sua casa non è incidente, bensì suicidio a coronamento di una serie di polemiche proprio su questo argomento.
Io, di fronte al problema della memoria, sono rimasta a lungo indifferente. Come tanti, dando per scontato il dolore delle vittime, la consideravo una di quelle operazioni di routine, come andare al funerale di una prozia di quarto grado, mai conosciuta, ma tanto affezionata alla nonna.
Credo che per molti sia ancora così.
Poi, una banalità, una di quelle coincidenze stupide della vita: ho dovuto rinviare un lavoro a lungo preparato con i miei studenti perchè occorreva presenziare a una conferenza in occasione della giornata della memoria.
(le persone che fanno un altro lavoro a questo punto diranno "embè?", i colleghi che transitano in rete riscopriranno dentro di sè analoghe circostanze e quel senso di fastidio che prende l'insegnante che cerca di far quadrare i conti tra programmazione e preparazione e esortazione allo studio, ogni volta che arrivano questi imprevisti, che hanno nobili valenze culturali, ma accidenti se spezzano il lavoro!)
Insomma la parentesi serve a dire che la rottura di scatole e il senso di fastidio mi hanno costretta a rimettere in discussione l'argomento. E la conclusione è stata che alla conferenza i miei allievi li dovevo proprio portare. E che l'intepretazione della giornata come mero "sostegno" o "solidarietà" alle vittime appartenenti alla comunità ebraica è, per quanto fondata su umano sentimento di giustizia, riduttiva e banalizzante.
Queste, in sintesi, alcune delle mie motivazioni:
1) Sono tornata, con la memoria delle cose che si studiano, a un documento che i libri di scuola citano quasi di sfuggita: "Verbale della conferenza di Wannsee del gennaio 1942, redatto da Adolf Eichmann seguendo le istruzioni di Reinhard Heydrich"
A farla breve, una serie di capoccioni in divisa del Reich si sono trovati in un'amena villetta nelle campagne tedesche per stabilire con un piano di attuazione meticolosamente concertato (alla fredda maniera di una programmazione aziendale, tanto per intenderci) quale fosse il modo più economico e più rapido per sbarazzarsi fisicamente di uno spropositato numero di uomini, donne e bambini, di cui non sapevano assolutamente nulla, se non le indicazioni anagrafiche indispensabili a qualificarli come esponenti di una *razza* non gradita. Se togliamo i riferimenti a nomi, tempi e luoghi e ne parliamo con qualcuno di quelli che non ricordano, credo che la scambierà per la trama di un qualche filmone horror-catastrofista o di qualche pellicola statunitense in cui alla fine arriva il supereroe-terminator di turno e salva i malcapitati. Invece è una pagina di storia provata nero su bianco da documenti e pure posta in essere per alcuni anni...
Non vale la pena di ricordarci, una volta all'anno, di una realtà che ha almeno eguagliato la più atroce fantasia?
2) Anche nella nostra esperienza personale, e a maggior ragione nella società, si ricorda per rendere omaggio al passato, ma anche per costruire il futuro. Ora, questo episodio storico ha un valore emblematico, indipendentemente da chi furono le vittime. Si tratta, infatti, di un crimine perpetrato nell'indifferenza. Spesso ricordato anche nell'indifferenza.
Lo hanno reso possibile caratteristiche di egoismo proprie della mente umana. Quelle che ci portano a coltivare il nostro orticello scansando le seccature. O, nei casi peggiori, quelle che ci portano a credere ciecamente a chi ci fa sentire belli, forti, intelligenti e migliori degli altri.
Non vale la pena di ricordarci, una volta all'anno, che l'indifferenza lascia crescere mostri? Che abbiamo il dovere di documentarci e di conoscere e il diritto di sapere?
3) Ricordare le vittime di uno sterminio non fa torto alle vittime di altri crimini contro l'umanità. Anzi, la mente umana, il cervello funzionante, tende sempre all'associazione di idee. E quello che vale per una vittima le persone che riflettono sanno far valere anche per le altre.
Non a caso il link che ho citato in fondo al post precedente propone un parallelo (ben lontano dall'essere esaustivo, ma comunque suggestivo) tra il più celebre romanzo di Primo Levi e "Una giornata di Ivan Denisovic" di Solzenicyn e "Le mie prigioni" di Silvio Pellico.
Questo è ciò che penso io, al di fuori di ogni retorica, solo nell'intento di trovare e trasmettere idee per un mondo che sia, se non il migliore, il *meno peggio* dei mondi possibili.
Un classico, mai scontato, mai troppo letto.
Primo Levi
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
aggiungo la segnalazione di questo link sull'argomento
M’ILLUMINO DI MENO 2007
Giornata Internazionale del Risparmio Energetico
Buone abitudini per il 16 febbraio (e anche dopo!)
1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l'aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l'acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l'automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.
E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 16 febbraio alle ore 18!
le palpebre si chiudono e la stanchezza è notevole.
il cervello, staccato, si sente pieno di sabbia. Le labbra secche si sentono in un deserto.
ma visto che non sono in un deserto, me ne vado, in pausa, a farmi una bella tisana.
a presto.
Da donna a donna, tutta la mia solidarietà, contro chi pensa che i nostri sentimenti siano scoop da prima pagina.
Contro chi, in qualunque prospettiva religiosa o irreligiosa, pensa che il diritto di difendersi sia solo maschile, il diritto di desiderare o non desiderare sia tutto da una parte sola. Che il diritto alla riservatezza e alla privacy non esista, in nome di una femminilità "non succube" che fa notizia, mentre è diritto umano acquisito, esattamente come per un uomo.
Lia ha una sua vita, i suoi problemi personali, ed è stata sbattuta in prima pagina. Con accenti vergognosamente scandalistici. Non una parola sul fatto che si tratta di una donna che con serietà affronta un cammino culturale e spirituale, di cui il suo blog è esplicita espressione.
Quello che il giornalista ha voluto fare è strumentalizzare una vicenda famigliare per colpire un bersaglio politico (il marito da cui Lia intende divorziare è citato come suo avversario politico anche nella scheda di wikipedia su Magdi Allam) ; questo è già di per sè vergognoso (cito testualmente le parole di Magdi Allam: "Perché sono questi «musulmani di professione» gli interlocutori che lo Stato predilige e che, grazie all’imperversare dell’ignoranza, del buonismo e della collusione ideologica, stanno già praticando la sharia islamica in Italia.")
E guardacaso, per screditare si va a pescare la cronaca intima dal lato femminile, come se i sentimenti delle donne dovessero fare più notizia, più scalpore.
Non è informazione, questa.
riguardando foto di vecchie vacanze, materiali inviati come ricordo delle loro vacanze da amici, in questa solitudine, nel riposo forzato degli ultimi mesi...
un desiderio di partire
nostalgia del volto
delle città
con i palazzi le strade le chiese
i panorami dalle strade costiere
un guardare ogni panchina
come se potesse essere la mia
per la lettura
domani 
del giornale del mattino
ogni piazza
come se fosse
quella del bar
per la colazione
di un nuovo giorno
e ogni luce
nella notte
come quella
per la passeggiata
romantica
che precede
i gesti
della libertà.
In casa nostra facciamo pane, torte, biscotti e muffin. caroziggy ha una vasta collezione di farine di vario tipo; quando ne sta per scadere qualcuna è una vera sfida inventarsi la ricetta per non buttare via tutto....
Però in casa nostra la cultura di base non è fondata su testi per casalinghe, che solitamente sono fonte primaria per questo genere di attività, ma sul project management, sul lavoro collaborativo e la suddivisione dei compiti nell'organizzazione del team, perciò: una riunione preliminare stabilisce la ricetta da realizzare e fissa i dettagli e le procedure del piano operativo, carozzigy dal magazzino-dispensa seleziona e pesa gli ingredienti, l'operaio specializzato elmo li introduce nel macchinario di produzione e avvia il ciclo produttivo automatizzato sotto la supervisione del responsabile di magazzino e del responsabile della finitura (io). Il responsabile della finitura quindi effettua il monitoraggio della fase di impasto, provvedendo agli eventuali ritocchi della miscela, analizza la lievitazione, prende le opportune decisioni in merito alla cottura nel macchinario o nel forno esterno, alla forma da dare al prodotto e alla sua eventuale presentazione/commercializzazione a clienti esterni (nonni e amici).
Per la verifica finale della qualità è previsto il controllo incrociato del responsabile di magazzino e del capo finitura.
Se destinato all'uso interno, il prodotto viene comunisticamente diviso tra tutto il team, a ciascuno secondo le proprie esigenze.

(un ringraziamento a nonsolomamma che mi ha indirettamente ispirato il post)
in un breve intervallo in attesa di una videoconferenza a cui devo assistere, posto un altro frammento dall'ultimo album:
Essere od avere, scappare e rimanere,
rubare o lavorare, amarsi o farsi male.
Vivere o appassire, combattere o subire,
nuotare o naufragare, e tutto calcolare a dovere.
Lasciatemelo dire: di fronte a vite arrese
abbasso volentieri tutte le mie pretese.
A dare sono pronto, e non chiedo niente in cambio.
Di andare sempre avanti ancora non mi stanco.
So che non è un sogno, ma è la sporca e cruda verità.
Tutti abbiam bisogno di cambiarci a volte la realtà.
Ma ora so chi sono io
e non mollerò mai!
E tra dire e il fare, omettere o parlare,
far finta e non vedere, oppure raccontare.
Vivere o appassire, combattere o subire,
nuotare e naufragare, e tutto calcolare a dovere.
Lasciatemelo dire: di fronte a vite arrese
abbasso volentieri tutte le mie pretese.
A dare sono pronto, e non chiedo niente in cambio.
Di andare sempre avanti ancora non mi stanco.
So che non è un sogno, ma è la sporca e cruda verità.
Tutti abbiam bisogno di cambiarci a volte la realtà.
So che non è un sogno, ma è la sporca e cruda verità.
Tutti abbiam bisogno di cambiarci a volte la realtà.
Ma ora so chi sono io
e non mollerò mai!
Mentre la mia dolce metà fa il piagnone nel suo blog per l'influenza (http://caroziggy.splinder.com/post/10559195)
gli sgamo il giornale e me lo guardo in poltrona;
è da un po' che non mi concedo il cartaceo, tanto sono affezionata al girovagare online per leggere le notizie.
In effetti , il giornale di carta permette una visione d'insieme che la mia natura dispersiva mi porta a non cogliere quando vago per la rete.
Oggi ,poi, a partire dalla prima pagina, mi sembra che abbia sapore di totalitarismi, di razzismi, di intolleranze e estermismi.
In Polonia il fantasma del comunismo porta a riesaminare le biografie dei vescovi, nel timore che dietro i buoni pastori si celino persone che in passato si sono compromesse con il regime.
Arriva distanza di 62 anni il verdetto del tribunale militare di La Spezia sulla strage di Marzabotto: 10 condannati all'ergastolo su 17 imputati.
A distanza di tempo restano le questioni di principio, giustamente. ma, ormai, è solo un quesito etico e non è più amministrazione della giustizia. E' un continuare a chiedersi, perchè serve sempre, nel presente e nel futuro, se c'è una differenza moralmente e giuridicamente classificabile tra l'adesione convinta e la complicità remissiva, spesso addotta - quest'ultima - come linea di difesa.
Qualcuno penserà che sono vecchie storie; eppure a pag 13 si parla della BIRMANIA: lì il totalitarismo è una realtà odierna, ogni dissenso politico è represso e si bollano i nobel per la pace come Nobel per l'interferenza, in nome della autodeterminazione di ogni singola nazione.
Guardo con scetticismo un po' schifato l'articolo sulla nuova sede di Scientology a Berlino (se fosse per me iseguaci di Hubbard avrebbero problemi a stare sotto un ponte, altro che inaugurare palazzi di vetro e acciaio). Sospiro leggendo che Antinori sta portando avanti i suoi studi sulla fecondazione eterologa in Ucraina: era già tutto previsto, in fondo, così come il fatto che chi ha la grana la fivet e l'ovodonazione vada a farsele fare in Spagna, Svizzera, Belgio ecc. ecc Chi non ha la grana resterà senza figli, oppure ricorrerà al vecchio metodo della Mandragola machiavelliana... Praticamente una fecondazione eterologa naturale.
Alla fine della lettura resto con un punto interrogativo: non so farmi un'opinione mia sulla questione della base americana di Vicenza. Ci penserò, forse, mentre mi scaldo la minestra. Tanto, anche questa storia dei rapporti con la superpotenza statunitense mi sembra un po' la solita minestra riscaldata.